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La diseducazione è l’inizio di una nuova società civile, libera e vivente

La diseducazione è l'inizio di una nuova società civile, libera e vivente!

Tutto ciò che di meraviglioso potrebbe accadere in questo mondo, per noi e per gli altri, lo disintegriamo già sul nascere. Non ce la facciamo a conservare intatta la filosofia e la morale suprema del bambino, dobbiamo distruggerla, contaminarla, deformarla, sostituirla con un’altra morale, falsa e presuntuosa, funzionale a questo sistema! E’ un processo terribile e sistematico, voluto, cosciente, quello di distruggere la profondità e la saggezza del bambino, la sua autodeterminazione, distruggere quindi l’umanità e il più bel futuro per mezzo di una continua azione di svuotamento/riempimento/ricatto/coercizione/paura, a cui noi diamo un’importanza capitale e un nome altisonante: educazione. Ma non è il bambino che deve essere educato! Smettiamo di credere a questa fandonia! Se, proprio per colpa della scuola, l’atto di educare e la scuola stessa hanno perduto il loro vero significato etimologico e sono diventati l’esatto contrario, cioè sinonimi di ‘luogo in cui inoculare con le buone o con le cattive’, allora è davvero soltanto l’adulto quello che si deve diseducare, quello che si deve svuotare delle sovrastrutture, della falsa morale, dei dogmi, di tutto ciò che crede sia giusto fare in questa società, per questa società. E’ l’adulto che deve imparare a fare due cose, almeno due per iniziare: non insegnare alcuna morale ai bambini, nessuna cultura preconfezionata, e ritornare egli stesso un bambino. E smetterla di credere che il bambino sia un cretino! Questa smania di porsi al di sopra dell’immensità dei bambini e dire loro cosa è bene e cosa è male, cosa giusto e cosa sbagliato, pensando che questi bambini siano dei sacchi vuoti da riempire, e di doverlo fare nel modo più orribile per mezzo della scuola e di tutta la società scolarizzata, deve finire! Solo allora l’umanità potrà dirsi civile, libera e vivente! Continue reading →

Marcello Bernardi e la società dei senza cuore

Protestare, indignarsi, manifestare, desiderare un cambiamento… che cosa vogliono dire ormai queste cose in una  società come la nostra? Esse purtroppo auspicano soltanto una riforma del potere, che è la causa dei nostri guai, e non la sua eliminazione. Un’eliminazione che dovrebbe essere prima di tutto mentale, concettuale, ideale. Marcello Bernardi traccia un profilo secondo me molto preciso del riformista tipico della nostra epoca, e scrive: ‘…Ma la schiera di questi volonterosi manifesta sintomi di disorientamento e di confusione. I neoribelli si rivelano solitamente incapaci di esprimere una protesta individuale e tendono ad aggregarsi in gruppi il più possibile omogenei, fanno quasi sempre riferimento a un Capo carismatico che garantisca una copertura ideologica, o addirittura fideistica, e con varie giustificazioni cercano di sottrarre alla critica alcuni valori tipici della cultura post-industriale cui non si sentono di rinunciare, e segnatamente il valore-danaro. In altri termini, assumono una posizione di radicale contestazione nei confronti del sistema dominante, ma ne conservano diligentemente alcune connotazioni fondamentali. E forse non a caso ne conservano proprio quelle che costituiscono la sua matrice socio-politica: il potere, la sudditanza, la disciplina, la produttività economica, il profitto.

Marcello Bernardi
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