AGGIORNAMENTI SU DIVINE E PROPOSTE IN CARCERE DAGLI SBIRRI!!!

Agosto 2016: come già più volte raccontato su diversi mezzi d’informazione, Divine Umoru viene arrestato in casa sua, a Bologna, con l’accusa di tentata fabbricazione di esplosivi.
Gennaio 2016: Divine è ancora rinchiuso in AS2 nel carcere di Ferrara, e apprendiamo dal suo avvocato dell’ennesimo rifiuto di concedere le misure cautelari alternative al carcere, ovvero gli arresti domiciliari a casa della madre. Le motivazioni dei giudici sembrano più dell’abituale una scivolosa arrampicata sugli specchi: prima l’ambiente bolognese non sarebbe idoneo per via delle frequentazioni “sovversive” di Divine, poi vengono tirati in ballo i numerosi affittuari precedenti dell’alloggio proposto, che ovviamente non vi abitano più da anni ma che a quanto pare non hanno mai spostato da lì la loro residenza, infine il reato in questione (ovvero la fabbricazione di esplosivi) è a rischio di reiterazione in quanto l’ambiente in cui sarebbe stato commesso sarebbe (ma guarda un po’) proprio un altro alloggio (e dove se no?!).
Risultato: Divine rimane dietro le sbarre.
I motivi per cui ci teniamo a comunicare e ad aggiornarvi su questa mancanza di cambiamenti sono diversi. Innanzitutto la situazione di Divine va considerata come un caso particolare: si intreccia amaramente con una delle lotte che lui stesso portava avanti, quella contro i Cie, le frontiere e le espulsioni.
Il razzismo istituzionale è un antico nemico per Divine, che è di nazionalità nigeriana e, nonostante sia cresciuto e abbia studiato qui fin da piccolissimo, ora gli è stato ritirato il permesso di soggiorno, situazione che ormai rimarrà invariata a prescindere dall’esito del processo (ovvero anche se venisse completamente assolto), e che lo porterà molto probabilmente, quando non sarà più agli arresti, ad un provvedimento di espulsione.
Siamo tristemente abituati alla repressione dello stato contro chiunque lo metta in discussione: essere anarchici è di per sé un delitto. Ma quando un compagno o una compagna europei vengono arrestati, quale che sia l’esito del processo (assoluzione o condanna e successiva scarcerazione) torneranno liberi di muoversi, magari con qualche restrizione, ma comunque quasi ovunque e come vorranno. Questo non è il caso di Divine, che a causa del suo passaporto africano, verrebbe deportato in un paese di cui conosce poco o niente e avrebbe enormi difficoltà a tornare in Europa se lo volesse. Per chi non ha la cittadinanza europea, quindi, la repressione è doppia. E doppia dovrebbe essere la nostra solidarietà, perché una delle colonne portanti dello stato è proprio l’esistenza delle frontiere e la distinzione fra chi può e chi non può attraversarle. Senza di esse, lo stato non esisterebbe.
Inoltre la minaccia di deportazione è un punto di pressione notevole e il nemico lo sa bene.
Forse anche per questo Divine è stato oggetto in cella di particolari attenzioni, come ci ha riferito: oltre alla censura e al blocco di gran parte della corrispondenza in uscita (compresi i comunicati in cui faceva il punto sulla sua posizione processuale e sulla sua identità politica), a quanto pare il Natale non gli ha portato la visita di Santa Claus, bensì di due ben più loschi ed infami figuri, che gli hanno prospettato la sua unica possibilità di uscire dal carcere e di ottenere agevolazioni: a cambio di due nomi e della delazione. Conosciamo Divine, e siamo più che certi che il loro viaggio sia andato a vuoto, esattamente come dovrebbe accadere ogni qual volta in cui strisciano appresso a chi ha deciso di opporsi a questo esistente; non per questo non sentiamo la necessità di rendere pubblica l’infamità di questa proposta e della situazione generale che Divine sta vivendo da sei mesi a questa parte.
Infine, e forse è ciò che più ci preme nella complessità del presente e nella pluralità del movimento, vorremmo mettere un punto fermo alle voci che si sono sentite in giro tra compagni e presunti tali. Fa difetto ovviamente la voce in questo caso più rilevante, in questa situazione, ovvero quella di Divine stesso, ma crediamo che oltre un certo punto l’identità politica e le dichiarazioni di intenti dovrebbero rivestire un ruolo relativo. Per le modalità dell’arresto, per le accuse in questione, per l’interesse investigativo delle merde nei suoi confronti (dovuto anche, o soltanto, alle frequentazioni “sovversive” e al materiale rinvenuto in casa sua),pensiamo che questa vicenda dovrebbe interessare chiunque si definisca un compagno, o anarchico che dir si voglia, a prescindere dalla conoscenza personale, dall’età, dal suo dichiararsi in un modo o in un altro e dal pettegolezzo.
I detenuti sono prigionieri, tutti. E la solidarietà non si misura e non si vince con i punti militanza.
E se qualcuno vorrà mettere in pratica una solidarietà più calorosa, non ha che l’imbarazzo della scelta..
Detto ciò, ci sembra importante ribadire la nostra rabbia e il nostro essere vicini a Divine come a tutti gli altri prigionieri dell’AS2 di Ferrara.
Divo libero,tutti liberi!!
Fuoco alle galere!!!

per chi volesse scrivergli:
DIVINE UMORU
CASA CIRCONDARIALE
VIA ARGINONE 327
44122
FERRARA

COMPAGN*